Resistenze: femminile, plurale

Resistenze: femminile, plurale

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20 Aprile 2018 – dalle ore 18.00
Circolo Arci “Bruno Baldini” Barberino di Mugello


Una giornata per raccontare la Resistenza con le parole di due scrittrici, Lidia Beccaria Rolfi e Marguerite Duras.

Gli scrittori Simona Baldanzi e Paolo Ciampi ci faranno compagnia e ci offriranno il loro punto di vista durante l’incontro “Impressioni, legami e visioni da Lidia Beccaria Rolfi e Marguerite Duras” (ore 18.oo).
Seguiranno il primo studio della nostra nuova produzione “Io Racconto” tratto dal libro “L’esile filo della memoria” di Lidia Beccaria Rolfi” (ore 19.00) e lo spettacolo “Di quell’amore” da “Il Dolore” di Marguerite Duras (ore 20.30).

Ingresso gratuito con tessera ARCI


PROGRAMMA COMPLETO DELLA GIORNATA:

 

ore 18.00
Impressioni, legami e visioni
da Lidia Beccaria Rolfi e Marguerite Duras
Incontro con gli scrittori Simona Baldanzi e Paolo Ciampi

ore 19.00    
Io Racconto
primo studio da “L’esile filo della memoria”
di Lidia Beccaria Rolfi
con Martina Mirabella e Silvia Uguzzoni
adattamento e regia Alessandro Varrucciu

 

ore 19.45
Apericena

10€

 

ore 20.30
Di quell’amore
da “Il Dolore”
di Marguerite Duras
con Francesca Uguzzoni
adattamento e regia Alessandro Varrucciu

 

SULLE AUTRICI

Lidia Beccaria Rolfi
(Mondovì, 8 aprile 1925 – Mondovì, 17 gennaio 1996)

“Voglio vivere per tornare, per ricordare, per mangiare, per vestirmi, per darmi il rossetto e per raccontare forte, per gridare a tutti che sulla terra esiste l’inferno.”

Lidia Beccaria Rolfi, dai Taccuini del Lager

Lidia Beccaria Rolfi è stata una figura significativa tra le donne del Novecento sia nella sua caparbia volontà di costruire una testimonianza femminile dell’esperienza concentrazionaria sia nella sua ribellione rispetto ai ruoli, alle convenzioni e al conformismo, all’esclusione.
Maestra elementare, deportata a Ravensbrück, autrice di due importanti volumi di testimonianza (Le donne di Ravensbrück, insieme a A. M. Buzzone, e L’esile filo della memoria), il profilo biografico di Lidia Beccaria Rolfi non può prescindere dall’esperienza del Lager, anzi ne è fortemente condizionato e costituisce una cartina di tornasole attraverso la quale leggere le scelte, l’impegno, i conflitti, le vittorie e le sconfitte della dimensione tanto pubblica quanto privata. È una vicenda, soprattutto, che può essere letta attraverso la polarità silenzio-parola, che costituisce l’evidente metafora di una lotta per la conquista di una dimensione identitaria pubblica e riconosciuta ma, nello stesso tempo, la concretezza di un’esperienza che, caratterizzata da profondi e lunghi silenzi (la difficoltà di parlare nel Lager, il silenzio dei luoghi alla liberazione, il silenzio degli italiani, il silenzio delle carte geografiche che non registrano Ravensbrück), si accompagna a una battaglia civile affinché la memoria delle donne deportate diventi una memoria fatta di parole, pronunciate e scritte, i cui registri non costituiscano un’imitazione di quella maschile ma che si riconoscano e siano riconosciuti/riconoscibili come fondamento di una irriducibile specificità femminile.

Da Non si è mai ex deportati. Una biografia di Lidia Beccaria Rolfi, di Bruno Maida, Utet Libreria, 2008.


Marguerite Duras 
(Saigon, 4 aprile 1914 – Parigi, 03 marzo 1996)

Dopo le scuole superiori a Saigon, lascia l’Indocina e dal 1932 si trasferisce a Parigi. Nel 1939 sposa Robert Antelme, intellettuale e scrittore, deportato nel ’44 nei campi di concentramento in Germania: tale esperienza di solitudine e angoscia darà vita al capolavoro La douleur (1985).
Gli anni della guerra sono fondamentali: dal ’43 Marguerite è nella Resistenza e conosce persone determinanti per la sua maturazione culturale e umana, come Francois Mitterrand (proprio quest’ultimo nel ’45 ritroverà, tra i cadaveri, nel campo di concentramento di Dachau, Robert Antelme vivo). Gli anni Quaranta sono anche quelli della dolorosa perdita del primo figlio, morto alla nascita nel ’42, e quelli del dolore devastante per la morte del “fratellino”. Si iscrive al partito comunista da cui, dopo un graduale allontanamento, sarà espulsa nel ’50. Nel 1946 divorzia da Antelme, iniziando il legame con Dionys Mascolo da cui, nel ’47, avrà un figlio e dal quale si separerà nel ’57: ma una grande amicizia legherà sempre Marguerite, Dionys e Robert. Nel primo decennio postbellico nasce l’amicizia anche con Elio Vittorini e sua moglie Ginetta. Sempre più impegnata sul fronte politico, raro caso di donna combattiva e determinata in un mondo fortemente maschilista, si impegna nella lotta contro la guerra d’Algeria, e quindi contro il potere gaullista. Dagli anni Cinquanta in poi la Duras trasforma un’altra volta la sua esistenza: sempre impegnata politicamente (schierata contro la guerra in Algeria tra gli anni Cinquanta e Sessanta, firma, nel 1960, il Manifesto in favore del popolo algerino e contro quel conflitto) e dedita alla scrittura, sarà attaccata sovente dai benpensanti per il rigore ideologico e la condotta lontana dalla morale borghese comune.


 

 

info: 339 2471440 – 388 3754873 | diremare@gmail.com

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