L’isola del teatro – Terzo giorno: il canto del mare

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Ormai siamo tornati ad Itaca, sani e salvi.
Abbiamo già salutato il cane Argo e sconfitto i Proci con la nostra astuzia e finalmente abbiamo potuto riabbracciare Penelope e Telemaco.

Ma, come Ulisse, non siamo mai veramente sazi di avventura. 
Così durante il nostro terzo giorno insieme ci inventiamo nuovi modi di esplorare la storia: ripercorriamo con la voce e con le azioni alcuni momenti dell’Odissea, e come per magia la nave torna a scricchiolare nelle nostre orecchie, e sotto il rumore dei remi che tagliano le onde si inizia a sentire il canto delle sirene che si avvicina minaccioso.

“E se casco in mare?”

 

Come abbiamo scoperto il primo giorno, c’è un altro grande protagonista in questo racconto.
E’ un protagonista muto, ma a noi interessa la sua storia.
Ed ecco che subito ci imbarchiamo in una nuova missione: dargli una voce…

Io sono il mare e vedo tutto:
barche, uomini, mostri.

Vedo scontri, morte, sangue e vittorie.
Vedo viaggi, andate, ritorni, guerrieri perduti e naufraghi.
Alcuni si salvano, mentre altri muoiono dentro di me e 
li trascino con la mia corrente fino al regno dei morti.
I mostri sono i miei ospiti e li accolgo 
perché capiscono le mie onde e sanno parlare con me.
I pesci escono dalla mia bocca e 
le barche galleggiano leggere tra i miei flutti tempestosi.

Ho visto un uomo forte, coraggioso, intelligente 
e i suoi uomini lo chiamavano Ulisse.
Ho seguito Ulisse nei suoi numerosi viaggi.

Io ho bisogno di lui e lui ha bisogno di me.


 

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